Anniversario Sabaudia: giù il sipario e resta l’amarezza

Il natale di una città si celebra per rinnovare il patto tra istituzioni e cittadini, perché  le une sono indissolubilmente legate agli altri, dovrebbe  essere un momento di riflessione, gioia, ricordo, occasione di nuovi progetti per il futuro.

Cala il sipario

E’ calato il sipario su questo 15 aprile 2019 e ciò che rimane è  un sentimento di tristezza, di vuoto, di assenza. È  come se la comunità si fosse distaccata dalle istituzioni ed il suo esatto contrario. Non c’è  stata empatia, simpatia, condivisione, partecipazione alcuna, non c’è  stato l’abbraccio tra rappresentanti e  rappresentati di questa nuova città,  si è accentuato un solco profondo: le manifestazioni quasi ignorate, hanno registrato una partecipazione minima, quelli che dovevano essere i “grandi momenti”, in realtà  hanno dimostrato tutta la loro fragilità.

Nuovo percorso di allestimento del museo Emilio Greco
Una delle meravigliose rappresentazioni di Emilio Greco

Il nuovo percorso di allestimento del museo Emilio Greco, sempre bellissimo e diretto con amore dalla nuova dolce e competente direttrice, in realtà ha privato la struttura della sua dinamicità. È  stata infatti cancellata la sala espositiva e con lei il colloquio sempre aperto tra artisti e museo.
Un modo per tornare indietro anni luce…un museo meraviglioso che diviene unico contenitore, bellissimo, ma statico, mai più dialogante, mai più  propositivo di nuove e avvincenti forme  artistiche.
Un dolore, un tradimento a quella “politica” museale di apertura e condivisione, di osmosi e crescita della quale la struttura era stata protagonista assoluta.

Una sola nota positiva

Unica nota positiva il passo indietro rispetto al trasferimento del centro di documentazione, in cui era raccolto l’archivio dell’artista, in altro luogo, tornato finalmente al suo posto, decisione di cui siamo grati. Sarebbe invece stato molto utile migliorare la sala, attraverso il rifacimento del sistema di illuminazione carente, o l’ammodernamento dei pannelli espositivi, fatti in casa e poco professionali, non certo la sua soppressione, con l’interruzione del rapporto con gli artisti, con la funzione pubblica di promozione dell’arte a 360 gradi.
Mi dicono che lo spazio verrà  realizzato nel Centro di documentazione a Palazzo Mazzoni, ma ciò comporterà  il non rispetto delle finalità  del centro e quindi del contributo concesso dalla Regione Lazio a vincolata destinazione ed il rischio di dover restituire la somma ricevuta, peraltro molto ingente. Un depauperamento di entrambe le strutture, uno, solo contenitore protettivo e non promotore di conoscenza, l’altro non più  biblioteca, archivio, centro multimediale, cuore delle tradizioni cittadine, ma una struttura senza connotazione alcuna. Inoltre tutto questo, fatto, non tenendo conto delle disposizioni attualmente vigenti nei regolamenti e carte dei servizi, regolarmente approvati.

Consegnata la Costituzione, più calzante donare ai ragazzi la storia della città

La consegna della costituzione ai ragazzi, bella iniziativa, per carità, ma per l’85.mo non sarebbe stato più calzante donare loro la storia della città in cui vivono? Far conoscere  le proprie radici,creare un ponte tra le nuove e le vecchie generazioni?
Per concludere con il magnifico progetto illuminotecnico del palazzo civico a firma di Vittorio e Francesca Storaro, rimasto orfano di tutta la parte culturale, finanziata appositamente dalla Regione Lazio nel 2016/2017, ma frutto di un proficuo lavoro di gruppo iniziato nel 2002.
Disegnare con la luce i nostri edifici di fondazione,  è  in realtà un progetto scritto per Latina Tellus qualche anno fa e riproposto alla Regione Lazio per la richiesta di finanziamento nel 2016. Prevedeva, infatti, la realizzazione di un museo a cielo aperto, senza muri e senza barriere, che dalla storia avrebbe dovuto condurci  alla contemporaneità, un modo nuovo di fare cultura disegnando sulle nostre facciate la storia di questa Sabaudia, raccontando arte, architettura, poesia, cinema e letteratura. Una volta al mese di inverno e d’estate la città si sarebbe dovuta raccontare ed essere raccontata attraverso la luce e la proiezione di immagini del nostro archivio multimediale.

La nuova tecnologia avrebbe dovuto essere di supporto alla storia

Passeggiando si avrebbe avuto la possibilità di sognare, imparare, emozionarsi. La nuova tecnologia avrebbe dovuto essere di supporto alla storia, come una bacchetta magica, dipingere itinerari dell’anima che avrebbero dovuto farsi racconto, storia, condivisione. L’architettura, la luce e la storia come volano per uno sviluppo turistico in ogni stagione in grado di creare nuove opportunità. Ci auguriamo che in un prossimo futuro tutto questo sarà  realizzato, altrimenti l’intera operazione rimane mutilata ed orfana e non risponde agli obiettivi per cui il progetto è  stato finanziato e pensato.

La tristezza di una pizza sciatta

Per concludere la tristezza di una piazza sciatta,  priva di fiori, di qualsiasi arredo urbano a sottolineare la ricorrenza, con un palco abbandonato nel salotto della città , nudo, brutto e assolutamente spoglio di ogni benché  minimo allestimento.
Insomma un compleanno senza torta, senza candeline, senza canti, senza battimani, senza affetto, senza abbracci e senza brindisi.

Daniela Carfagna

Author: Daniela Carfagna

Nella vita ho fatto veramente tante cose, perché sin da bambina mi hanno insegnato che non è tanto importante il lavoro che si fa, ma come lo si fa. Così il venerdì mi sono laureata in lettere con 110 , a 23 anni, e il lunedì ero sui campi della ditta Terra Flora a raccogliere rape, colorabi e ravanelli, un lavoro durissimo che iniziava alle 5 del mattino e finiva alle 11 di sera. Poi il contatto e il piacere con i ragazzi a scuola, come insegnante di ginnastica e di lettere, infine l’ingresso nel mondo della cultura con il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e con il Comune di Sabaudia. Più di quarant’anni dedicati ai servizi culturali del territorio pontino prima e alla città dalle bianche torri, poi. In realtà un “non lavoro” , una passione ed un amore indiscusso che mi ha regalato molto, moltissimo, in pratica il mio “ quarto figlio” a cui credo di aver dedicato la vita. Oggi ho la fortuna di fare ciò che ho sempre amato, ma che prima non mi era consentito per gli impegni, i figli da crescere ed una famiglia da mandare avanti da sola: scrivere, leggere, viaggiare, ballare, pagaiare sul lago di Paola, con il gruppo Donna Più della Lilt, sezione di Latina, camminare, far fotografie. Adoro l’arte, il cinema e la buona compagnia. Il mio motto “la bellezza e la poesia salveranno il mondo”

1 thought on “Anniversario Sabaudia: giù il sipario e resta l’amarezza

  1. Sono romana nata e cresciuta al centro di Roma e capisco quanto si può essere delusi nel vedere il peggioramento della propria amata città. Sì, Sabaudia sembra dormire… Tenuta con sciatteria.. Persino la Sangalli che io avevo lodato per il servizio impeccabile nei primi anni, sotto Lucci, ora ha degli operatori ecologici che “dimenticano” di ritirare i rifiuti che diligentemente mettiamo fuori la sera prima del ritiro da calendario.. Inutile telefonare… Non c’è più l’efficiente signora che rispondeva prima ma una donna dalla voce opaca e svogliata che non risolve il disservizio…

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