Covid-19, la Cina ha detto tutto? Cosa non sappiamo?

Il discorso sulla libertà di espressione, le cui radici dovrebbero essere i pilastri degli stati democratici è argomento di attualità dopo gli sviluppi del Covid-19 e il tentativo di insabbiamento da parte del governo cinese. Forse sarebbe allora lecito riflettere sul significato di questa negazione di un diritto fondamentale, la censura appunto.

La maschera delle proibizioni

Se in passato era invocata spesso in nome della fede o a protezione di dogmi fondamentali, con il progresso è stata superata, spesso per mezzo di rivendicazioni popolari ispirate ai valori di libertà e democrazia. Oggi siamo di fronte ad un mondo apparentemente libero, ma che spesso fa della libertà la maschera delle proibizioni.

Bavaglio all’informazione

Ma come è possibile che ancora oggi ci sono degli stati avanzatissimi per economia e tecnologia i cui cittadini non sono ancora liberi di esprimersi pubblicamente senza incorrere in pesanti sanzioni?
Per non parlare di alcuni stati, a partito unico o a guida religiosa radicale, dove questa libertà è spesso negata e la popolazione che trasgredisce è punita anche con la pena capitale.
La Cina è insospettabilmente parte di questa cerchia.
Ma vediamo ora come sia stato possibile che uno stato così popoloso e vastissimo sia riuscito a controllare ed arginare il flusso di informazioni in entrata e in uscita.

Internet e il comunista Deng Xiaoping

A partire dal 1980 il segretario del Partito Comunista Cinese Deng Xiaoping sosteneva in riferimento ad Internet che: “se si aprono le finestre per fare entrare aria fresca, è necessario aspettarsi che alcune mosche entrino”. Nel successivo 1994 la regolamentazione sull’utilizzo di Internet in Cina, proibiva ai cittadini l’uso della piattaforma per “danneggiare la sicurezza nazionale, rivelare segreti di stato o ferire gli interessi della società”.
Inoltre fu anche vietata la creazione di contenuti che incitavano la resistenza alla RPC o al rovesciamento di essa.
Tutt’ora alcuni siti sono proibiti in Cina e non c’è nessuna possibilità di accedervi per mezzo di sofisticate misure di schermo da parte del governo, come il “Great Firewall” e l’ “IP Blocking”.
Queste contromisure anacronistiche sono la difesa di sistemi radicalmente sbagliati che devono far leva sul timore della popolazione e sulla repressione per garantirsi un controllo stabile e duraturo.

L’arma della censura

L’arma della censura è sicuramente una delle più potenti quando si parla di consenso e di influenza politica, ed è per questo che tutti dovrebbero cercare il più possibile di pensare con la propria testa, soprattutto in situazioni difficili, in nome di una libertà a tutto tondo che potrebbe scivolare via se non difesa costantemente.

Umberto Celani

Author: Umberto Celani

Sono Umberto Celani, uno studente di liceo. Sono un amante della cultura, infatti credo che sia  la chiave per essere liberi. Agonista a tutto tondo, amo le sfide, che sono il sale della mia vita. Nella contemporaneità fuorviante in cui siamo immersi ritengo che le rare qualità da ricercare siano l’umiltà, la razionalità e la riflessività. Descriversi in poche righe non è affatto semplice, spero che leggendomi capirete di più su di me.

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