Architettura e cibo, evoluzione di un binomio

E’ innegabile che da diversi anni a questa parte il binomio cibo ed architettura ha subito un profondo cambiamento e una profonda evoluzione che li ha portati ad avere un legame intimo e ormai indissolubile. Oggi i locali in cui si gusta il cibo sono dei veri e propri laboratori di sapori e di nuove tendenze in fatto di gusto, arredi ed arredamento. Se fino a qualche tempo fa in Italia si mangiava nella tipica trattoria o nel classico ristorante, in cui gli elementi di arredo erano stereotipati e rimandavano tutti alla creazione di un ambiente accogliente e famigliare, dove anche il cibo proposto apparteneva ad un concetto di cucina tipica e standardizzata, oggi invece i locali di ristorazione, non solo tendono a diversificarsi in funzione dei piatti e del cibo proposto, ma anche nel design che propongono tendono a raccogliere ed accogliere tutte le novità in fatto di arredamento, materiali e finiture.
Vi è infatti oggi una forte attenzione alle sperimentazioni di materiali nei locali del cibo, in cui si cerca di creare e proporre uno stretto legame tra l’arredamento ed il cibo proposto.

Il design come essenza di un locale

Le scelte progettuali in materia di interior design oggi rappresentano l’anima del locale, che non può prescindere dal tipo di cucina e di cibo offerti. Molti importanti chef nei loro autorevoli locali hanno voluto che il design con cui gli architetti li hanno pensati e progettati, ne rappresenti e ne interpreti l’essenza gastronomica, dove l’arredamento non sia solo una caratteristica estetica, ma che invece proceda a braccetto con le proposte gastronomiche offerte, dove lo stile del cibo si manifesti nell’architettura in cui esso viene preparato e servito e viceversa.

La creatività ingrediente comune

Nella nuova concezione dei locali di ristorazione, la figura dello chef e dell’architetto hanno un elemento in comune che li lega molto di più di quanto sembri apparentemente: la creatività. In entrambi le figure la fantasia ma anche l’esperienza sono fattori fondamentali per creare un qualcosa che stupisca e che affascini coloro che ne usufruiscono.
Entrambi dovranno utilizzare le proprie capacità, le proprie conoscenze e la propria creatività per valorizzare e rendere protagonista il cibo.
L’architetto dovrà creare le giuste condizioni ambientali, le giuste percezioni visive, organizzare al meglio lo spazio, curare le scelte dei materiali e delle giuste finiture, lo chef invece dovrà, all’interno di questo contenitore, proporre le sua migliore cucina attraverso le più opportune scelte di ingredienti, materie prime e capacità culinarie.
Sarà necessaria una profonda sinergia tra architetto e chef, al fine di creare una forte interazione in cui vengono soddisfatte reciprocamente le proprie necessità. Tra gli esempi più importanti di questa sperimentazione e connubio tra architettura e cibo troviamo alcuni progetti dello studio Vudaferi – Saverino, che a Milano ha creato uno spazio di circa 280 mq per la chef indiana Ritu Dalmia. Si chiamerà “Spica” e sarà un locale dove i sapori, i profumi della cucina indiana saranno contenuti in una location dai classici temi architettonici milanesi, con richiami al design milanese di Albini e Caccia Dominioni, con numerosi riferimenti anche ad Ettore Sottsass ed alle sue chiare ispirazioni indiane.

Altro notevole esempio è rappresentato da “Egalitè”, sempre a Milano, dove rifacendosi alla tradizione della boulangerie francese, i progettisti hanno creato una location per la colazione e gli aperitivi dai chiari richiami all’ architettura italiana e francese degli anni ’50 combinati con materiali naturali.

L’architettura del cibo

Oggi quindi l’arte del cucinare nei locali di ristorazione non può più prescindere dall’architettura in cui questa viene praticata e vissuta.
La capacità creativa ed organizzativa degli spazi architettonici degli architetti viene poi traslata e ripresentata nella capacità dello chef di creare l’architettura organizzativa del piatto, con la scelta di colori, sapori e ingredienti che uniti alla scelta dei colori, materiali e finiture dell’architettura, trasporti le persone in un contesto ed un viaggio sensoriale sempre più ricercato e soddisfacente.

Cristiano Rossi

Author: Cristiano Rossi

Progettista architettonico, strutturale e consulente d'ufficio. cristiano_box@virgilio.it

1 thought on “Architettura e cibo, evoluzione di un binomio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *