Pasolini e la sua Sabaudia

Il 5 marzo 1922 nasceva Pierpaolo Pasolini, un autore che con l’amico Alberto Moravia, i pittori Tornabuoni e Schifano, gli scrittori Cerami, Dario Bellezza, Dacia Maraini, l’attrice Laura Betti e molti altri intellettuali, scelse Sabaudia e le sue dune come luogo d’elezione, di ritiro, d’ispirazione, un vero rifugio per l’anima. In tanti avevano voluto abitare davanti a quel mare incontaminato e passeggiare su quella sabbia ancora poco frequentata, come fosse l’Africa.

Scritti, opere, poesie e film

C’è ancora molto da scrivere sulla sua storia, ma soprattutto ci sono da leggere i suoi scritti, le opere, le poesie, da rivedere i suoi film; messaggi, pensieri, visione del mondo troppo innovativa e dirompente per la cultura del suo tempo, un trascorso difficile, scomodo, talvolta oscuro, da cui tutti
volevano mantenere le distanze. Una mente intelligente, illuminata, consapevole al punto tale che giungeva alla rottura di equilibri faticosamente raggiunti dalla maggior parte delle forze politiche e non solo,fondati sulla fragilità di una visione poco lungimirante dei tempi e dei fatti che andavano svolgendosi, anche da parte di quella fazione definita ad ogni titolo progressista.

Sabaudia, la sua dimensione

Eppure qui a Sabaudia Pasolini trovava una sua dimensione, amava passeggiare lungo il belvedere, sedeva tranquillamente sotto i portici del Bar Italia, discuteva animatamente con Moravia, e noi, allora ragazzi, li guardavamo incuriositi perché sì, ne sentivamo parlare nei telegiornali, ma non ci rendevamo assolutamente conto che quegli scrittori avrebbero fatto la storia della letteratura italiana.

La sua casa si trova sulla “ Lungomare”, quella fettuccia che sorpassato il ponte Morandi, girando a sinistra conduce verso il promontorio del Circeo, a Torre Paola, dalla forma squadrata si adagia sulla sabbia.
Ci piace immaginarlo sulla terrazza affacciata sul mare, come sulla tolda di una nave, e seguirne lo sguardo fuori dal tempo e dallo spazio: tutt’intorno cielo, dune affollate d’estate e solitarie d’inverno, tamerici, gigli, selvatici, ciuffi di margherite, ginepri e pini contorti dal vento e dalla salsedine.
La montagna a interrompere il mare e poi il lago abbracciato dal bosco e più lontano, ecco che prende forma la città.
Dalle stanze della casa arriva il suono del ticchettio dell’Olivetti di Moravia, che ogni mattina, puntuale, prima di uscire scrive, e ancora voci, televisioni accese. Fuori: pallide albe e tramonti infuocati.

Dio, cos’è quella coltre silenziosa
che fiammeggia sopra l’orizzonte..
quel nevaio di muffa-rosa
di sangue qui, da sotto i monti
fino alle cieche increspature del mare …
quella cavalcata di fiamme sepolte
nella nebbia, che fa sembrare il piano
da Vetralla al Circeo, palude
africana, che esali in un mortale arancio …

si chiede Pasolini, mentre stretto nel suo cappotto scuro, i capelli scompigliati dal vento, gli occhiali da sole, cammina tra le dune e ci racconta questa nostra città in un documentario rimasto famoso:

Ho scelto Sabaudia come luogo dello spirito per i miei riposi forzati e le mie ansie di lavori futuri, sogni furiosi che mi tengono ancorato al mondo.
Eccoci di fronte alla struttura, la forma, il profilo di una città immersa in una specie di luce lagunare, benché intorno ci sia una stupenda macchia mediterranea.
Quanto abbiamo riso noi intellettuali, dell’architettura del regime, sulle città come Sabaudia …
Eppure adesso questa città la troviamo assolutamente inaspettata …

Così, mentre i microfoni si spengono e gli operatori riprendono le loro attrezzature, rimane quell’uomo dall’animo tormentato stretto tra ansie perdute… sogni perduti… mentre ringhia laggiù nel Circeo azzurrognolo/ Il Dio che non è più…

Imbocca il cancello della sua abitazione, il suo rifugio, il suo luogo dell’anima, con un cenno saluta i tecnici, si siede e con una penna in mano, ci descrive anime e mondo.

Author: Daniela Carfagna

Nella vita ho fatto veramente tante cose, perché sin da bambina mi hanno insegnato che non è tanto importante il lavoro che si fa, ma come lo si fa. Così il venerdì mi sono laureata in lettere con 110 , a 23 anni, e il lunedì ero sui campi della ditta Terra Flora a raccogliere rape, colorabi e ravanelli, un lavoro durissimo che iniziava alle 5 del mattino e finiva alle 11 di sera. Poi il contatto e il piacere con i ragazzi a scuola, come insegnante di ginnastica e di lettere, infine l’ingresso nel mondo della cultura con il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali e con il Comune di Sabaudia. Più di quarant’anni dedicati ai servizi culturali del territorio pontino prima e alla città dalle bianche torri, poi. In realtà un “non lavoro” , una passione ed un amore indiscusso che mi ha regalato molto, moltissimo, in pratica il mio “ quarto figlio” a cui credo di aver dedicato la vita. Oggi ho la fortuna di fare ciò che ho sempre amato, ma che prima non mi era consentito per gli impegni, i figli da crescere ed una famiglia da mandare avanti da sola: scrivere, leggere, viaggiare, ballare, pagaiare sul lago di Paola, con il gruppo Donna Più della Lilt, sezione di Latina, camminare, far fotografie. Adoro l’arte, il cinema e la buona compagnia. Il mio motto “la bellezza e la poesia salveranno il mondo”

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