Estorsione con metodo mafioso, in manette l’imprenditrice Gina Cetrone e il marito

L’imprenditrice di Sonnino, Gina Cetrone e il marito Umberto Pagliaroli, entrambi titolari di un oleificio ed altre aziende in provincia di Latina questa mattina sono stati arrestati su ordine di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma, su richiesta della Dda di Roma il 9 ottobre 2019. In manette sono finiti anche Armando Di Silvio, detto LallàGianluca e Samuele Di Silvio. L’accusa per tutti, a vario titolo, è quella di estorsione, atti di illecita concorrenza e violenza privata, reati aggravati dal metodo mafioso. Gina Cetrone, impegnata da anni in politica per il centrodestra, è stata anche consigliere regionale con il listino Per il Lazio

Le indagini

Le indagini sembra costituiscano l’esito di un ulteriore approfondimento investigativo che la Squadra Mobile di Latina sta conducendo, sotto la direzione ed il coordinamento della Direzione distrettuale Antimafia di Roma in relazione alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo.

Gli accertamenti pare abbiano ricostruito un’estorsione e sembra abbiano anche riscontrato alcuni illeciti connessi a competizioni elettorali nella provincia di Latina. In particolare Agostino Riccardo e Renato Pugliese, proprio su determinazione di Cetrone e Pagliaroli, avrebbero costretto addetti al servizio di affissione dei manifesti elettorali di altri candidati alle elezioni comunali di Terracina del giugno 2016, a non coprire i manifesti della candidata, costringendoli ad affiggerli solo in spazi e luoghi determinati, in modo che i manifesti di quest’ultima fossero più visibili degli altri.

I fatti

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, nell’aprile del 2016, inoltre, Gina Cetrone e Umberto Pagliaroli, quali creditori nei confronti di un imprenditore di origini abruzzesi, in relazione a pregresse forniture di vetro effettuate da una società a loro riconducibile, avrebbero chiesto l’intervento di Samuele e Gianluca Di Silvio e Agostino Riccardo per la riscossione del credito, dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Amando Di Silvio. Quest’ultimo sempre secondo quanto avrebbero accertato gli investigatori, sarebbe addirittura il capo dell’associazione.

Cetrone e Pagliaroli dopo avere convocato l’imprenditore presso la loro abitazione, gli avrebbero chiesto il pagamento immediato della somma dovuta, impedendogli di andare via a bordo della sua macchina. In tale contesto, lo avrebbero costretto ad attendere Riccardo e i Di Silvio. Questi li avrebbero quindi minacciato prospettando implicitamente conseguenze e ritorsioni violente nei confronti della sua persona o dei suoi beni.

Sempre secondo gli inquirenti lo avrebbero così costretto a recarsi il giorno dopo in banca, sotto la stretta sorveglianza di Riccardo, Samuele e Gianluca Di Silvio e Umberto Pagliaroli, che lo attendevano fuori dall’istituto bancario, ad effettuare un bonifico di 15.000 euro a favore della società, nonché a consegnare loro per il disturbo seicento euro.

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Author: Redazione

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