Architettura e vino: unione incantevole

Fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile immaginare che due entità come il vino e l’architettura potessero diventate strettamente legate e capaci di interagire in maniera funzionale tra loro.In effetti sembrerebbe difficile trovare punti di unione ed interazione tra di esse, infatti tale connubio risulta relativamente recente.

Origini e sviluppo

Per secoli hanno avuto un percorso ed uno sviluppo distinto, il vino era esclusivamente fonte di sostentamento e calorie, con utilizzi religiosi e goliardici, l’architettura serviva a creare luoghi sicuri e pratici. Il luogo per eccellenza dove conservare il vino è stato da sempre la cantina, che però fino a qualche anno fa non doveva essere un luogo elegante, arredato con gusto e coinvolgente, ma esclusivamente un ambiente di lavoro, pratico. Un’area destinata a cantina, insomma, che fosse fresca, adatta alla finalità per cui veniva pensato e realizzato. A partire dagli anni ’60, cambia radicalmente la concezione del vino, così come cambia allo stesso modo lo stile di vita degli italiani. Il vino, dunque, diventa quasi simbolo di ricchezza. Idem per l’architettura. Un’architettura che si trasforma in pura bellezza.

L’architettura abbraccia il vino

I pionieri di tale fusione si possono considerare i francesi ed i californiani, territori dove la cultura del vino è da sempre elemento tipico e caratterizzante. A partire da anni ’70 ed ’80 architettura e agricoltura si sono unite, introducendo temi attuali come quello della sostenibilità. Una sorta di matrimonio indissolubile tanto che l’agricoltura diventata quasi ‘cultura’ per l’architettura.

Unione sorprendente

L’unione di questi due mondi ha generato un effetto sorprendente e stimolante per tantissimi appassionati e non di entrambi i settori, con conseguente nascita e sviluppo di un enorme fonte di guadagno.
Negli ultimi anni moltissimi importanti produttori hanno deciso di investire nel restyling delle proprie cantine, facendone un vero e proprio biglietto da visita e luoghi “sacri” in cui conservare i propri vini.

Tendenza iniziata negli anni novanta

In Italia tale tendenza ha avuto inizio negli anni ’90, quando alcune tra le più importanti cantine investono nella totale qualità del proprio prodotto, e quindi anche nel rinnovamento e costruzione di nuove strutture affidandone il progetto alle cosiddette Archistars. Ovviamente tale fenomeno ha origine in quelle regioni dove la produzione di vino è da sempre legata alla storia ed alla tradizione, in particolar modo in Trentino Alto Adige ed in Toscana, dove nascono veri e propri percorsi culturali che permettono ai visitatori di degustare i vini prodotti e di godere delle bellezze architettoniche in cui questi vengono prodotti e conservati. Oggi tale discorso non riguarda solo le grandi cantine, ma ha interessato anche produttori più piccoli che comunque fanno della qualità del vino e dei luoghi in cui lo producono elemento fondamentale da condividere con fruitori ed appassionati, coinvolgendoli in esperienze sensoriali sempre più accattivanti.

Luoghi di gusto, bellezza e armonia

Oggi il vino quindi non è solo passione per chi lo produce, ma molto di più, è anche tradizione, appartenenza al territorio e design. Questa tendenza di fondere vino ed architettura si esprime anche nel rapporto tra quest’ultimo ed il territorio in cui si inserisce, spinta dalla volontà di creare un contenitore capace di evidenziare nel modo migliore ogni step della produzione vinicola, di far conoscere il territorio e di potenziare l’interesse turistico dell’area in cui il vino viene prodotto. Da questo presupposto l’estro creativo dei più famosi architetti ha dato la possibilità di esprimere le potenzialità del vino anche attraverso un nuova forma, quella architettonica. Il risultato di tutto ciò è la nascita di incredibili e meravigliose fusioni tra produttori vinicoli e grandi architetti, tra gli esempi meglio riusciti va citata la cantina Antinori a San Casciano Val di Pesa (Firenze), dove l’architetto Massimo Casamonti ha ideato una perfetta unione tra architettura e natura, realizzando sulla copertura della cantina una serie filari di viti che la nascondono totalmente all’interno della collina.

Connubio meraviglioso

Un altro bellissimo connubio tra vino ed architettura è rappresentato dalla cantina Petra, progettata dall’architetto Mario Botta ed immersa nella Maremma Toscana, dove prevale un forte concetto razionale sia nell’idea progettuale che nella composizione geometrica della vigna e dove una lunga galleria all’interno della montagna, diventa un forte elemento di congiunzione dell’edificio con la terra. Non poteva mancare in questo contesto l’opera di quello che viene considerato il più famoso architetto italiano, Renzo Piano. E’ suo infatti il progetto della cantina Rocca di Frassinello a Gavorrano, in provincia di Grosseto, nel quale Renzo Piano sintetizza al meglio l’efficienza strutturale, il design ed il territorio. L’elemento caratterizzante di tutto il progetto è il piazzale di mattoni rossi che circonda il parallelepipedo vitreo che costituisce la copertura della cantina e che la pone in perfetta mimesi con le colline circostanti. Questa tendenza ovviamente non è solo italiana, ma anche importanti architetti internazionali hanno firmato progetti di famose cantine vinicole mondiali, tra questi merita di essere citato l’architetto inglese Norman Foster per la cantina francese Chateau Margaux, l’architetto canadese Frank O. Gerhy per la cantina spagnola Marques de Riscal e l’architetto spagnolo Santiago Calatrava per la cantina Ysios.

Author: Cristiano Rossi

Progettista architettonico, strutturale e consulente d'ufficio. cristiano_box@virgilio.it

2 thoughts on “Architettura e vino: unione incantevole

  1. Congratulazioni per l’impegno e la dirigenza professionale. Ti auguro di continuare sempre sulla strada del successo.

  2. L’articolo descrive molto bene il passaggio da una relazione -neanche troppo ovvia – tra due temi all’effettiva sintesi degli stessi, messi a sistema. Il contenuto è molto interessante! Complimenti!

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