“Una canzone su 3 in radio deve essere italiana”, tutto sulla proposta di legge che sta facendo discutere gli italiani. Si dice che la musica sia il linguaggio dell’anima e in Italia nell’ultimo periodo si sta discutendo proprio di questo. Gli italiani alla luce dei risultati dell’ultima edizione del ‘Festival di Sanremo’, che vede vincitore il giovane Mahmood, hanno sollevato un polverone sull’identità della musica italiana. Alcuni politici sostengono che negli ultimi anni la musica italiana sia passata in secondo piano rispetto a quella straniera.
La notizia è che la vicenda non si sia limitata a essere il fattore scatenante di una semplice polemica, bensì ha portato la Lega a promuovere una nuova normativa che ha per oggetto “Una canzone su 3 in radio deve essere italiana”. L’obiettivo, secondo gli esponenti della Lega, è quello di dare priorità agli autori italiani, alla semplicità, alla nostra lingua madre e a tutti quegli elementi che determinano la buona qualità dei prodotti artistici 100% made in Italy.
Cosa pensano gli italiani della normativa proposta dalla Lega
Il popolo italiano naturalmente si è diviso in due schieramenti. A sorpresa però buona parte dell’opinione pubblica approva il nuovo provvedimento legislativo che informiamo, è stato firmato da Alessandro Morelli presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camere, Elena Maccanti, Massimiliano Capitanio, Fabrizio Cecchetti, Giuseppe Cesare Donina, Ketty Fogliani, Antonietta Giacometti, Giovanni Tombolato e Adolfo Zordan. Ma analizziamo più da vicino il testo della proposta di legge. Le emittenti radiofoniche, nazionali e private, devono riservare almeno un terzo della loro programmazione giornaliera alla produzione musicale italiana: opera di autori e di artisti italiani incisa e prodotta in Italia e distribuita in maniera omogenea durante le 24 ore di programmazione.
Musica, patrimonio dell’umanità
Il nuovo provvedimento per alcuni indica un importante punto di arrivo, mentre per altri è solo un punto di non ritorno. La musica a prescindere dalla sua nazionalità o dal linguaggio in cui è scritta, rappresenta un patrimonio umanitario paragonabile a pochi altri esempi. Anzi, in alcune sottoculture la musica viene identificata quasi alla pari di un culto o di una religione. Per coloro che rimettono nella musica il cuore e la passione, una proposta di legge che pone restrizioni nelle programmazioni radio è quasi un incubo che si realizza.
Mogol e De Gregori, la parola a due pilastri della musica
All’età di 82 anni, Giulio Repetti Mogol rappresenta una delle figure artistiche più meritevoli del panorama italiano. Presidente della SIAE, ente pubblico che si pone l’obiettivo di tutelare gli autori italiani e quindi il nostro patrimonio musicale, Mogol si è mostrato subito favorevole alla nuova normativa. Lo stesso Mogol ha infatti affermato che quello della Lega non è un discorso contro la musica straniera, ma è solo il tentativo di dare il giusto peso e il giusto spazio alla musica italiana.
L’opinione di Francesco De Gregori
Di tutta altra opinione invece è Francesco De Gregori, il quale dichiara che l’idea di una legge che in qualche modo argini la libertà di ascolto non è molto brillante. Il cantautore italiano per rendere al meglio il suo pensiero porta l’esempio del proprio percorso, fortemente influenzato dalle canzoni estere pur essendo per noi italiani una voce e una penna indimenticabili per la storia della nostra musica. Seguiremo nel corso delle prossime settimane tutti gli sviluppi della vicenda per capire come finirà la questione. Intanto vi lasciamo a due brani, uno straniero e uno italiano che vi faranno capire che la musica non ha bisogno di parole per colpire dritto al cuore e rievocare immagini e situazioni che porteremo con noi per il resto dei nostri giorni.
Queen – Bohemian Rhapsody
Lucio Battisti – Il mio canto libero


